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Sfogliare una rivista di didattica significa imbattersi in parole e acronimi inglesi che ormai si dà per scontato non trovino traduzione in italiano e che pare appartengano al linguaggio pianeta (planet speak), metafora che definisce questi internazionalismi usati ovunque: education network governance, leadership educativa, learning community, digital gap, CLIL, NEET. Ma ricorrere costantemente all’inglese potrebbe essere invece indice di provincialismo, così come i corsi interamente in inglese all’università e l’uso della lingua veicolare in assenza del docente di lingua, una figura pleonastica, un loser tanto per contribuire all’anglofilia linguistica, che ha dedicato la vita allo studio di una lingua e di una cultura, mentre i suoi colleghi le padroneggiano in tre anni! Una didattica in assenza, una scuola per sottrazione, laddove invece la compresenza sarebbe ancora più preziosa date le classi di ventotto o più alunni, oppure si potrebbe dire una scuola low cost, una didattica light! E che conseguenze avrà ciò sulla padronanza dell’italiano come lingua di cultura?
Una collega mi diceva che si sente un po’ “posseduta” a entrare l’ora prima in classe parlando in italiano e l’ora dopo spiegare in inglese un argomento storico, senza conoscere le parole che si usano in classe nell’interazione con gli studenti, senza essere in grado di fare una battuta scherzosa, senza poter chiedere a uno studente di prendere il telecomando per il proiettore della lavagna interattiva.
Siamo talmente arresi che non cambiamo neanche gli acronimi in base all’ordine delle parole in italiano, come ad esempio succede in altri paesi. I nostri studenti non si porranno mai il quesito di Carlo Dossi:
«Qual è la miglior lingua? − Leggo Shakespeare, e dico, “è l'inglese” − leggo Virgilio e dico "è il latino" − leggo Dante e dico “è l'italiano” − leggo Richter, e dico, “è il tedesco” − leggo Porta, e dico “è il milanese”».
Infatti conosceranno solo un’unica lingua o meglio una varietà di inglese semplificata, quella dell’inglese  di internet, quella del turista e non del viaggiatore. Ossia l’inglese ideale per un supermercato, o meglio un hard discount di scuola caratterizzata dalla metafora “frammentazione disciplinare” cui si aggiungerà un ennesimo frammento: un’ora di geografia economica, disciplina affascinante e complessa che docenti dotati di poteri soprannaturali riusciranno a insegnare in sessanta minuti alla settimana, una porzione individuale light studiata appositamente per i single!