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Ancora una volta questa rubrica ha purtroppo avuto ragione nel prevedere che la variante inglese avrebbe richiuso le scuole. Non è che fosse una previsione difficile, dato che la scuola non è considerata un servizio essenziale in questo Paese, indipendentemente da chi è al timone: la direzione non è mai quella di mettere la cultura al centro della propria azione politica. Questa è almeno una certezza nel periodo di false partenze, eterni ritorni, smentite di se stessi, ripensamenti, incongruenze, aporie, anche se il termine non è molto adeguato all’italiano da avanspettacolo che ci viene propinato quotidianamente. La mancanza di coraggio nella scelta di pensare in modo diverso il tempo scuola, utilizzando la didattica a distanza come surrogato è la dimostrazione, ancora una volta, che sia gli studenti sia gli insegnanti sono decorativi, come i fiori di cui, infatti, non ci si priva. Se ci sono bene, se non ci sono, pazienza: si può pranzare anche senza centrotavola di fiori freschi, oppure si usa un centrotavola di fiori finti: non perdono foglie, non appassiscono, come la Dad: non sporca, non disturba, non crea problemi disciplinari.
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