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Siamo sopravvissuti a Reagan, alla Thatcher, ai due Bush e, si parva licet, a Berlusconi, sopravvivremo anche a Trump, a patto che a scuola torniamo a insegnare la letteratura e i mostri sacri del libero pensiero che abbondano nelle letterature di cui insegniamo le lingue. Quindi costruire un percorso di resilienza attraverso la letteratura mi sembra l’unica strada. Con uno slogan si potrebbe dire: more literature, less nonsense! Meno nuove tecnologie, meno CLIL all’italiana, meno dinosauri,uomini primitivi, fattorie didattiche e più poeti, soprattutto nei tecnici e nei professionali: più Zanzotto e meno flipped-classroom! Sul mio sussidiario della scuola elementare ho letto il nome di Brecht per la prima volta, studiando le poesie Domande di un lettore operaio e la Guerra che verrà che so ancora a memoria:La guerra che verrà/non è la prima. Prima/ci sono state altre guerre./Alla fine dell’ultima c’erano vincitori e vinti./Fra i vinti la povera gente/faceva la fame./ Fra i vincitori faceva la fame la povera gente/egualmente. Chi ce lo impedisce? Nessuno, grazie all’articolo 33 della Costituzione, finché non lo cambiano! Education is power e noi abbiamo un notevole potere, se non ci facciamo condizionare dalle mode didattiche che, non a caso, trascurano la poesia. Mettere una raccolta di poesie del Novecento in mano ai nostri studenti è il gesto più “antitrumpiamo” che possiamo fare, ad esempio una poesia anglo-canadese come questa, di cui riporto solo alcuni versi:
 
Appena sceso dalla nave, o dal Boeing,
Confesso di essere senza parole.
Perché io sono la lingua perduta,
Il nome cambiato.
Il fantasma dei centri di accoglienza e delle scuole domenicali.
Io sono gli uomini in pelle di pecora che vengono dal vecchio mondo;
Io sono i loro discendenti del Nuovo Mondo: donne in agnello persiano.
Io sono un Europeana:
Canzoni che non canterete e danze che non danzerete.
Sono il duro danaro:
Sono l’inalienabile diritto all’alienazione.
L’Horatio Alger algerino, l’elettricista haitiano,
La guardia giurata cubana, il tassista calabrese,
Il padrone di casa ebreo che vive in Florida,
l’orfano vietnamita, il musicista rumeno.
Sono Hutterita, Mnemonita, Wahabita, Bahai, Sikh e
Alcolizzato.” .1
 
Ci sono anche delle buone notizie: finalmente gli studenti e le famiglie cominciano a capire e a ribellarsi allo sfruttamento legalizzato della cosiddetta “Alternanza scuola-lavoro”; una serie televisiva tratta dai romanzi di Antonio Manzini non ha censurato il protagonista, poliziotto antieroe, che si fuma uno spinello ogni mattina, mandando in escandescenze l’immarcescibile trio Gasparri-Giovanardi-Quagliariello; una laureanda dell’ateneo torinese ha denunciato il relatore che le aveva chiesto prestazioni sessuali in cambio di un voto alto per la tesi. Mi accontento di poco? No, di pochissimo, ma la resilienza si costruisce scavando una nicchia, cercando un aspetto positivo minimo nel mare magnum delle pessime cose di squallido gusto che accadono ogni giorno.
 
1 R.Filip, The Mighty Buck, the Immigrant Fuck, and Melting Pot Luck.
 
 
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