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Nel primo articolo di questa rubrica dicevo che le parole non sono mai innocenti. Le recenti vicende che riguardano la Grecia e il modo in cui sono riportate sulla stampa nazionale e internazionale sono purtroppo un esempio molto calzante di tale affermazione. I Greci, prima definiti corrotti e pigri, adesso sono presentati come irresponsabili.
È stato condotto uno studio sui riferimenti negativi alla Grecia, confrontando El Pais e Il New York Times (v. http://www.lse.ac.uk/europeanInstitute/research/hellenicObservatory/CMS%20.pdf)
in cui prevalevano le seguenti definizioni e metafore : threat, indiscipline, poor, unreliable, epitome of irresponsibility, weak, systematic lair, instability, Greek virus, fragile, gangrene, sick, beggar, vicious circle, abyss, Spain is not Greece, Greek style financial crisis, profligacy, precarious economy, Athenian affinity for deficits and debt, Greece as the world worst performer, Tax evasion as a national pastime, dead broke, we are not Greece.
Non finire o finire come la Grecia è frase molto utilizzata anche dai giornali e dai politici italiani a mo’ di intimidazione per far accettare qualsiasi picconata allo stato sociale. Vorrei rovesciare la prospettiva e dire invece che, adesso, finire come la Grecia significa riprendersi la dignità così abilmente decostruita, manipolando lingua e informazioni, così come abilmente si sono gestiti i negoziati per ostacolare un governo democraticamente eletto, ma politicamente indigesto per il Fondo Monetario Internazionale e contrario alle cosiddette politiche di austerity, eufemismo inglese che significa darwnismo sociale senza remore per cui i poveri diventano sempre più poveri e i ricchi prosperano. Sono populista? Eccola, la parola magica onnicomprensiva per chiudere la bocca a chiunque critichi la Troika, termine agitato come una clava analogamente a quello di giacobino o comunista in un passato molto recente. Viene in mente la domanda con cui cominciavano gli interrogatori degli attori e dei registi hollywoodiani da parte della commissione McCarthy: “Are you or have you ever been a communist?” Se essere populista significa essere solidale con altri esseri umani i cui antenati mi hanno insegnato a pensare, ebbene sì: sono populista!
 
Segnalo pertanto l’iniziativa de Il Manifesto IO RINUNCIO AL MIO CREDITO GRECO (con qualunque messaggio voi vogliate aggiungere) da spedire aQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.e/oQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
 
Io ho aderito inviando il seguente messaggio
 
"Sono grata per questa iniziativa e aderisco all'appello. Rinuncio al mio credito greco perché, come dice un proverbio senegalese, quando muore un vecchio, brucia un'intera biblioteca e, se muore la Grecia, bruciano tutte le biblioteche del mondo. I limiti, per usare un eufemismo, dell'IMF, sono stati già denunciati dal premio Nobel per l'economia Sitglitz nel 2013 in "The Price of Inequality"e anche in altre pubblicazioni. Comunque, non occorre aver letto né Stiglitz né Krugman per capire che è inaccettabile che ai cittadini greci, in flagrante contrasto con i principi alla base dell'Unione Europea, non sia garantito il diritto alle cure mediche perché debitori insolventio che debbano subire interferenze nelle loro scelte politiche. Se l'Europa non è nient'altro che una banca spietata senza valori ideali, farne parte mi umilia."
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