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Caricare le batterie della pazienza quando pensi all’aggettivo buono concordato al genere femminile singolare collocato prima del nome scuola che tu, ingrato gufo, continui ad associare all’edificio in cui entri, ai supplenti non pagati da tre mesi, ai docenti apparsi e scomparsi tra la fase B e la fase C, al PTOF, figlio del piano di miglioramento e nipote del RAV e a qualche altro acronimo che al mercato mio padre comprò. L’ingratitudine, infatti, ottunde la mente dei gufi che non riescono a capire la lungimiranza insita nella faciloneria di soluzioni dilettantesche che vorrebbero semplificare, ma complicano e creano ancora più precarietà ad anno scolastico inoltrato, mentre locuzioni da piazzista le spacciano come la fine della girandola dei supplenti.
Astenersi da accessi di violenza quando il registro elettronico non funziona: è la dematerializzazione, bellezza! Che cosa pretendevi? Che la connessione ci fosse sempre, che tale innovazione ti facesse risparmiare tempo, che ti alleggerisse dalle noiose pratiche burocratiche per dedicarti maggiormente alla didattica?
Non rischiare il travaso epatico quando sentirai nuovamente qualche cosiddetto giornalista o esperto et similia dire che si cerca acqua fresca su un satellite di Giove, perché tanto gli ignoranti arroganti che millantano di saper parlare più lingue continueranno a non capire, neanche nel 2016, che fresh water significa acqua dolce e che acqua fresca sono le loro lauree o le loro certificazioni linguistiche, quando presenti, nonostante le quali continueranno a dire pèrformance, manàgement, a pronunciare Les Halles con la liaison, a citare Richard Wagner come se si trattasse di un nome inglese. Infatti la preparazione linguistica richiede anni di studio serio. Tuttavia, serietà è parola desueta, noiosa, cattiva, antipatica, in grado di rovinare tutti i piatti della manipolazione propagandistica: fa impazzire la maionese dell’ottimismo, fa sgonfiare il soufflé dell’improvvisazione che risulta poco invitante così seduto e poco dorato. Infatti la besciamella della cultura dovrebbe essere sempre ben soda, ma se mancano gli ingredienti della preparazione, della fatica, dell’esperienza, il soufflé non viene.
Agitare sempre i neuroni quando si sente pronunciare la parola riforma che non bisogna mai mescolare in modo automatico con miglioramento per tutti dal basso verso l’alto. Essa recentemente infatti viene mescolata sempre in modo circolare: dai benestanti ai benestanti.
Ricordarsi di aggiungere sempre ad ogni ricetta didattica il sale della consapevolezza da parte degli studenti che noi teniamo molto a loro e non scordarsi mai che la relazione nella didattica è tutto.
Se continueremo a fare questo, resteremo buoni insegnanti, nonostante le cattive leggi, le false innovazioni, le fasi, i potenziamenti, le mance di uguale importo per docenti e studenti, le risorse di varia natura sempre promesse e raramente giunte a destinazione, quando la principale risorsa ce l’abbiamo davanti ogni mattina, anche quando sembra ostile o isolata in qualche chat o spossata dalla tensione emotiva dell’amore a quell’età.
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