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La ridda di figure professionali (coordinatore, tutor, orientatore, mentor, educatore, psicologo) che si sovrapporranno e confonderanno docenti, discenti, famiglie mi hanno suggerito come si potrebbe riscrivere una famosa pagina del Diario di scuola di Daniel Pennac, alla luce di questa pletora di più o meno esperti per contrastare la dispersione.

Pomeriggio d’inverno. Nathalie scende di corsa le scale della scuola media singhiozzando. Un magone che vuole farsi sentire. Che usa il cemento come cassa di risonanza. È ancora piccola, i suoi passi di bambina sui gradini riecheggiano leggeri. Sono le cinque e mezzo, quasi tutti gli studenti se ne sono andati. Sono uno degli ultimi professori a passare di lì. Il tam-tam dei passi sugli scalini, l’esplosione dei singhiozzi: ohi ohi, patema scolastico, pensa il professore, esagerazione, esagerazione, patema probabilmente esagerato! Nathalie è giunta ai piedi delle scale. Be’, Nathalie, be’, be’, cos’è questo patema? Conosco questa allieva, l’ho avuta l’anno precedente, in prima. Una bambina insicura, da tranquillizzare spesso. Che succede, Nathalie? Resistenza di principio: Niente, prof, niente. Allora, tanto rumore per niente, signorinella! I singhiozzi raddoppiano e Nathalie, finalmente, spiega tra i singulti la propria pena: “Pro… Profes… ssore… non… non… riesco… non riesco a capi… non riesco a capire…”. “A capire cosa? Cosa non riesci a capire?” “La pr… la pro…” E di colpo il tappo salta, ed esce tutto d’un fiato: “La proposizione-subordinata-concessiva-introdotta-da-congiunzione…”. Silenzio. Non ridere. Mi raccomando, non ridere. “La proposizione subordinata concessiva? È lei a ridurti in questo stato?” Sollievo. Il prof si mette a pensare molto in fretta e molto seriamente alla proposizione in questione; come spiegare all’allieva che non c’è da farne una tragedia, che lei la usa senza saperlo, questa cavolo di proposizione.

Adattato da D. Pennac, Diario di scuola, Feltrinelli, 2008. Traduzione di Yasmina Mélaouah

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pomeriggio d’inverno. Sofia scende di corsa le scale della scuola media singhiozzando. Un magone che vuole farsi sentire. Che usa il cemento come cassa di risonanza. È ancora piccola, i suoi passi di bambina sui gradini, speriamo a norma, riecheggiano leggeri. Sono le cinque e mezzo, quasi tutti gli studenti se ne sono andati, tranne quelli impegnati nei vari laboratori di educazione affettiva, alimentare, alla salute, sessuale, stradale, al contrasto alle dipendenze, potenziamento delle competenze di base, tutti nelle aule con effetti speciali, oops, hybrid learning spaces. Sono uno degli ultimi professori a passare di lì senza le cuffie per seguire a distanza qualcosa o per interagire su modelli 3D mediante una call Teams. Il tam-tam dei passi sugli scalini, l’esplosione dei singhiozzi: ohi ohi, patema scolastico, pensa il professore, esagerazione, esagerazione, patema probabilmente esagerato! E adesso chi se ne deve occupare: il tutor, il mentore, lo psicologo, l’orientatore? Sofia è giunta ai piedi delle scale. Be’, Sofia, be’, be’, cos’è questo patema? Conosco questa allieva, l’ho avuta l’anno precedente, in prima. Ma non so se sono in grado di occuparmene. Una bambina insicura, da tranquillizzare spesso. Che succede, Sofia? Chi è il tuo mentor? Ne hai parlato al Coordinatore e hai chiesto al tutor? I singhiozzi raddoppiano e Nathalie, finalmente, spiega tra i singulti la propria pena: “Pro… Profes… ssore… non… non… riesco… non riesco a capi… non riesco a capire…”. “A capire cosa? Cosa non riesci a capire?” “La pr… la pro…” E di colpo il tappo salta, ed esce tutto d’un fiato: “La proposizione-subordinata-concessiva-introdotta-da-congiunzione…”. Silenzio. Non ridere. Mi raccomando, non ridere. “La proposizione subordinata concessiva? È lei a ridurti in questo stato?” “Ma chi è il /la tua docente di italiano?” Non si deve più studiare l’ipotassi, dice tra sé e sé. Solo paratassi, slogan, frasi nominalistiche. Sollievo. Il prof si mette a pensare molto in fretta e molto seriamente alla proposizione in questione; come spiegare all’allieva che non c’è da farne una tragedia. Non ti preoccupare: Il Consiglio di classe si riunirà e alla presenza del/della tuo/a mentor, del tuo tutor, dello/la psicologo/a scolastico/a, redigerà un piano formativo individuale per te in cui si dichiarerà che sei esonerata dall’usare la proposizione concessiva e che i/le docenti dovranno astenersi dall’usarla così come tutto il personale della scuola. Se qualche compagno/a di scuola la userà, se ne occuperà il/la referente per il contrasto al bullismo.

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