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Se si girasse un sequel del film L’attimo fuggente, l’insegnante e gli alunni anziché salire sui banchi, getterebbero fuori dalla finestra i PC, dato che ormai è una specie di protesi.

Come si può far innamorare gli studenti della cultura in un bailamme di norme sempre cangianti e di nuove figure professionali che si trasformano in base alle circolari, che somigliano più a camaleonti della burocrazia che non a dei maestri? Il tutto mediato dalla protesi, al punto da rimpiangere la figura del bidello che irrompeva con la circolare da leggere agli studenti!

Negli istituti professionali è stata introdotta da qualche anno la figura del tutor che va ad aggiungersi a quella del coordinatore di classe, quindi, qualora restasse in vigore la normativa attuale sull’Esame di Stato, ci sarebbero tre figure che inevitabilmente si sovrappongono, a confondere le idee ai genitori e agli studenti: il tutor del Progetto formativo individuale, quello dell’elaborato, il coordinatore, persi in una ridda di acronimi, perché il PFI si aggiunge al PDP e al PEI nel caso di studenti con bisogni educativi speciali. Inutile dire che nessuno ha formato i docenti a svolgere questo ruolo di tutor, per non parlare di che cosa sia il tutor dell’elaborato che deve improvvisarsi in un ruolo indefinito, o meglio definito in modo negativo. Il suo ruolo non è assimilabile a quello del relatore della tesi di laurea, non deve necessariamente essere competente nella disciplina oggetto della prova: si tratta di un ruolo di “tutoraggio e di guida”: beh, allora, è facile! Che difficoltà può mai esserci a monitorare e seguire lo svolgimento di una prova inedita in una disciplina in cui non sei competente?

Anche i genitori sono coinvolti: non bastava la Dad con tutti i problemi ad essa collegati che nessuno ormai mette più in dubbio, ci mancava anche l’obbligo di pagare le tasse scolastiche esclusivamente in modo telematico con piattaforma dedicata, pagoinrete, per poi scoprire che si poteva anche usare il solito bollettino per un esame che avrà solo commissari interni, con una prova che è già stata assegnata prima: ossia tu cominci a fare una parte d’esame per il quale non sei stato ancora ammesso. Se non si è ammessi che ne sarà della prova? Boh! Avere dei figli è molto faticoso in questo paese, non stupisce il calo demografico, è uno sfinimento: non solo per i problemi legati all’educazione, ma per tutte le pratiche burocratiche per avere ciò che ti dovrebbe essere garantito in modo automatico: dal pediatra all’università è un percorso a ostacoli di pratiche amministrative, richieste, mail, piattaforme. Anche capire se si è ammessi o no all’esame con una materia insufficiente non è compito facile: l’ordinanza ministeriale (OM), infatti, rimanda a una precedente norma che consentiva l’ammissione con due materie insufficienti ed è solo leggendo una FAQ che si scopre che, invece, la materia deve essere soltanto una.

Quanti acronimi ho usato finora? Ne introduco un altro, MDAIS: Ministero per la Demotivazione all’Insegnamento e allo Studio. Ecco, l’insieme delle norme che burocratizzano e digitalizzano la relazione tra docenti e studenti non può che avere questo esito. Rovesciando la famosa battuta di Woody Allen, “Smetterò di fumare, vivrò una settimana in più e in quella settimana pioverà” si potrebbe dire: vivrò una settimana in più e quella settimana dovrò trascorrerla a resettare password che mi sono dimenticato, leggere il messaggio sul telefono per rifare tutta la procedura, gestire i social, rispondere alle mail, iscrivermi all’ennesima piattaforma, leggere le risposte alle FAQ, collegarmi per una call senza avere il tempo di guardare fuori dalla finestra e accorgermi che no, non stava piovendo… peccato!

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